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Olio di palma bio colombiano, un affare spinoso
15/07/2010 - Sloweb
Il problema collegato con la coltura dell’olio di palma è ben noto: il disboscamento massiccio nell’Indonesia con conseguente distruzione dell’habitat naturale dell’orango tango in pericolo di estinzione. Si conosce meno però la questione di quello biologico in Colombia. Agricoltori e alcune Ong (tra cui Christian Aid) hanno attaccato la Daabon Organic, grande produttore d’olio di palma bio.

Le accuse sono di avere acquisito in modo oscuro “Las Pavas”, una proprietà al Nord del Paese, aver espulso senza risarcimento 123 famiglie e disboscato il terreno per impiantare una palmeraia. Questi attacchi sono fondati? «Daabon ha legami con la mafia locale e non esita a usare la violenza per fare i propri interessi», denuncia Claudia, una ex giornalista colombiana ora residente in Francia, aggiungendo che l’attività servirebbe «a riciclare denaro sporco». Il tutto, garantito dai consumatori d’olio biologico… cioè gli europei. «Questo prodotto non merita di essere certificato biologico. Disboscando, deviando i fiumi, svuotando le paludi, la coltura della palma è ben lungi dall’essere rispettosa dell’ambiente: le agenzie di certificazione si sono vendute alle imprese».

La vicenda mette in luce un punto poco trasparente della regolamentazione che riguarda il rilascio di attestati biologico: il disboscamento non è un criterio redibitorio, ma l’articolo 5 del regolamento Ce 834/2007 indica che occorre «tenere conto dell’equilibrio ecologico locale o regionale»… La valutazione di tale equilibrio è però rimessa a ciascun organismo certificatore.

Per Diego Garcia, direttore di Brochenin, la società che importa l’olio di Daabon in Francia (fornisce numerosi marchi), queste accuse sono diffamazione pura. Il problema è di altra natura: «Alcune Ong hanno manipolato gli agricoltori dicendo loro: “Las Pavas è la vostra terra promessa, è scritto nella bibbia”». Il loro obiettivo? «Utilizzare un’impresa internazionale come Daabon per mediatizzare le loro azioni e i problemi degli agricoltori in Colombia. Peggio ancora, prendendosela col bio, queste calunnie metterebbero in pericolo il futuro di questa coltura, che invece ha un effetto molto rilevante sulla biodiversità, in particolare ai tropici», afferma Garcia.

Per districare la verità del falso, Ecocert (l’organismo certificatore) ha spedito due osservatori a Las Palmas, di cui uno esterno. Michel Reynaud, responsabile del rilascio di attestati internazionali di Ecocert, spiega che si è deciso di mantenere l’etichetta biologica di Daabon, poiché la relazione segnala che non ci sono «prove di disboscamento».
Per quanto riguarda le espulsioni delle famiglie, la questione è attualmente dinanzi alla corte costituzionale della Colombia.

Luca Bernardini
l.bernardini@slowfood.it

Fonte:
L’Express
 
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